L’inclusione c’è quando non si vede
L’inclusione c’è quando non si vede
Il lavoro che facciamo intorno a Intrecci - Abitiamo il Lametino e alla sua comunicazione è complesso ma molto stimolante. Bisogna calibrare bene le parole, cercare di utilizzare un linguaggio inclusivo, provare a decostruire anni di pregiudizi con una narrazione onesta e rispettosa.
Una narrazione che allo stesso tempo non edulcori troppo una realtà, quella della comunità lametina di origine rom, sfaccettata e stratificata, ma che nemmeno si lasci andare in generalizzazioni semplicistiche o argomentazioni retoriche.
Dietro le quinte
C’è stato un episodio, accaduto qualche giorno fa, che ci ha fatto riflettere molto e crediamo che condividerlo pubblicamente possa servire da stimolo per allargare i nostri orizzonti. Anche quando siamo convinti che siano già spalancati.
Abbiamo editato e pubblicato un reel con una serie di interviste fatte a persone comuni sul concetto di casa e di abitare. Alla domanda “Cos’è per te la casa?” ognuno ha dato la sua risposta, qualcuna anche piuttosto emozionante (se volete vederle le trovate qui).
Dopo aver pubblicato il primo video - quindi dopo averlo guardato più e più volte - ci si è accesa una lampadina: “Non ci sono persone di origine rom in questo video!”. Abbiamo riflettuto se non fosse il caso di rifarle, ci siamo confrontati e ci siamo sentiti anche un po’ sciocchi a non averci pensato prima.
L’inclusione c’è quando non si vede
Ci è venuto in soccorso il nostro videomaker che, candidamente, ha affermato: “Raga’, vedete che due delle persone che ho intervistato sono di origine rom!”.
La nostra reazione è strana, incastrata tra diverse emozioni. Impulsivamente ci siamo lasciati guidare da un bias cognitivo che ci ha portato letteralmente fuori strada: nel nostro immaginario stereotipato le persone di origine rom avevano tratti ben definiti e non avendoli ritrovati in alcun viso delle persone intervistate abbiamo pensato che non ne avessimo avvicinato nemmeno una.
Dopo esserci resi conto di quanto fossimo noi stessi vittime di pregiudizi - noi che lavoriamo a questo progetto già da diversi mesi - le emozioni negative hanno lasciato spazio a una certa sensazione di felicità.
Perché abbiamo realizzato che una società multiculturale non è un’utopia, ma è già la realtà dentro cui viviamo ogni giorno, nelle nostre città, nei nostri territori. E questa illuminazione ci ha reso ancora più convinti che un progetto come Intrecci - Abitiamo il Lametino possa fare un gran bene a tutti noi come esseri umani e come comunità, basata sull’inclusione e sulla valorizzazione delle diversità.
